giovedì, Maggio 21, 2026
RecensioniFOMO/Armageddon: la fine del mondo e il senso di colpa

FOMO/Armageddon: la fine del mondo e il senso di colpa

In FOMO/Armageddon il mondo sta per finire e William è convinto che sia colpa sua. Ha promesso alla sua cotta di trascorrere gli ultimi momenti con lei, ma non l’ha detto ai suoi genitori, che hanno deciso di usare l’ultimo giorno sulla terra per festeggiare il compleanno della sorella disabile. William ha sempre messo la sorella al primo posto, ma oggi vuole liberare se stesso. Tuttavia, il senso di colpa lo trattiene.

Il regista

Michael Kunov è uno scrittore e regista danese. Ha studiato presso l’European Film College, Boston University – Department of Film and Television e ha conseguito un master in Film & Media Studies presso l’Università di Copenhagen. È membro della scuola di cinema indipendente Super16 e si è laureato presso il RIFF Talent Lab. La sua prima sceneggiatura THE VICE OF MEN è stata selezionata al Sundance Lab 2024. I suoi film spesso ritraggono persone che in genere hanno difficoltà a inserirsi nella norma e i più deboli della società, il che ha a che fare con il suo background e la sua educazione. Visivamente, gli piace sperimentare con elementi di genere che accrescono la realtà cinematografica.

il corto

FOMO/Armageddon è un’allegoria dell’ansia che ho sperimentato come shadow child (il bambino che è stato trascurato a causa di una malattia in famiglia), come fratello di un disabile dello sviluppo.” Racconta il regista, “Un’esperienza che è stata più forte quando ero adolescente. Avevo costantemente la coscienza sporca perché avevo paura di deludere mio fratello. Questo mi ha causato un DOC ed ero convinto che se avessi fatto qualcosa di sbagliato, il mondo sarebbe finito. Il film parla della paura di perdersi la propria vita, quando gli obblighi che si hanno nei confronti della propria famiglia e l’amore che si prova per loro, ti fanno sentire intrappolato.”

FOMO/Armageddon è un corto che a una prima visione può risultare criptico. Ma si rimane comunque colpito dalla fotografia e dalla regia.

È uno di quei casi in cui ciò che si è visto rimane impresso e si finisce per rifletterci su anche diverso tempo dopo. La vita del figlio “sano”, in una famiglia in cui è presente una persona con disabilità non viene raccontata spesso, e con il suo corto il regista mette a nudo una parte molto delicata di sè.

Io sono convinta che prodotti di questo tipo, ben realizzati e con tematiche importanti siano fondamentali nel mondo odierno.

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