Lamia di Martina Selva, che ha partecipato a questa edizione del Lucid Dream Festival, racconta di Lisa, 30 anni; lei ha un marito, un lavoro e tanti amici. Eppure, non basta; le manca un figlio. Le pressioni della maternità rinviata la tormentano, causandole insonnia e un misterioso prurito, fino a quando un medico le rivela che ha veleno di serpente nel corpo e che sta per subire una metamorfosi.
La regista
Martina Claudia Selva è nata a Castel San Pietro Terme (BO). Si è laureata in Nuove Tecnologie per l’Arte all’Accademia di Belle Arti di Venezia, per poi conseguire un Master in Arti Visive presso l’Università IUAV di Venezia. Dopo aver completato il suo percorso all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, dove ha conseguito un Master in Drammaturgia e Sceneggiatura, attualmente lavora come regista e autrice di progetti cinematografici e televisivi.
Il corto
Il personaggio di Lisa pesca a piene mani dalla mitologia greca, come ci dice il titolo del corto. Infatti si trasforma in una Lamia, creatura femminile metà umana e metà animale, nota per sedurre giovani uomini e nutrirsi di loro, legandosi alla notte e al mondo magico, in contatto con la natura e la parte più animale dell’essere umano.
Ci dice la regista che la storia di Lisa affronta il tema della maternità come qualcosa di naturale per una donna, e come, se non raggiunta, la donna venga vista come incompleta. Lisa è una persona resiliente, con una profonda connessione con la natura e un legame viscerale con gli animali. La sua trasformazione in serpente rappresenta la sua liberazione dal conflitto interiore che la tormenta.
Il corto si basa sui dettagli sottili. La trasformazione della protagonista avviene lentamente nella penombra del suo appartamento, mentre è circondata dai suoi doveri e dai suoi animali. Ogni cosa, che sia un minuscolo movimento o un suono sibilante ci racconta della sua mostruosa liberazione imminente.
Un lavoro, quello di Martina Selva, estremamente attento e miniaturista, quasi, che arriva a esplodere nell’ultimo sguardo di Lisa, con i suoi occhi ormai “serpenteschi” e il marito ridotto a niente più che una preda.







