Quando ero piccola mi capitava di guardare Blu Notte – Misteri Italiani con mia madre. Tempo fa mi è tornato in mente un flash di una puntata in cui Lucarelli parlava di Pinelli, e a quel punto ho fatto un altro collegamento con Dario Fo e Morte accidentale di un anarchico.
La strage
La strage di Piazza Fontana è uno dei più grandi misteri italiani. Ora, sono io la persona giusta per parlare di questa storia? Ovvio che no, anche perché ci ho capito poco. Però provo a fare un riassuntone dei punti chiave e ce la facciamo andare bene così. Se poi volete approfondire esistono millemila libri, documentari e podcast.
Il 12 dicembre del 1969 vengono piazzate 4 bombe: due a Milano, la prima nella banca Nazionale dell’agricoltura di Piazza Fontana; la seconda nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana;
Le altre due a Roma, una nella Banca nazionale del Lavoro; l’altra sull’altare della patria. Le due di Roma esplodono, riportando danni e feriti, ma quella che poi ha portato alla morte di 17 persone è quella di Piazza Fontana.
La seconda bomba milanese non esplode, ma l’ordigno che avrebbe potuto aiutare gli inquirenti nell’identificazione degli attentatori viene fatto brillare dagli artificieri.
Le indagini si concentrano subito nell’ambito anarchico, vengono arrestati vari partecipanti al circolo di Ponte della Ghisolfa, tra cui il ferroviere Giuseppe Pinelli. Dopo 48 ore di interrogatori Pinelli muore volando giù dalla finestra della questura di Milano. La dinamica non è mai stata chiarita, ma ce la immaginiamo.
Tanto che nel 1972 Luigi Calabresi, il commissario presente all’interrogatorio di Pinelli, fu assassinato a colpi di pistola mentre andava al lavoro. Vennero arrestati nell’88 alcuni esponenti di Lotta Continua. Ma anche in questo caso la vicenda non è chiara.
Dopo aver abbandonato la pista anarchica venne fuori che in realtà a organizzare le stragi erano stati gli esponenti di Ordine Nuovo, gruppo di estrema destra, appoggiato da servizi segreti italiani e internazionali.
Questo è il succo della questione, tralasciando le varie piste, i depistaggi, la gente che appare e scompare e così via. Più si indaga meno si capisce, ma così è.
Morte accidentale di un anarchico
Arriviamo quindi a Morte accidentale di un anarchico, che fu rappresentata per la prima volta il 5 dicembre 1970. Questo spettacolo ovviamente attirò l’ira funesta di chiunque, e racconta proprio Fo che lui e la sua compagnia furono coinvolti in più di 40 processi.
Quindi, per evitare problemi trasformarono la scena dalla Milano degli anni ‘70 a New York degli anni ‘20, dove era accaduto un fatto analogo alla morte di Pinelli che aveva avuto come protagonista Andrea Salsedo, amico di Bartolomeo Vanzetti.
Lo spettacolo venne realizzato grazie ai materiali reperiti (verbali dei processi, articoli di stampa, interviste) e venne cambiato mano a mano che venivano fuori nuovi dettagli sulla morte di Pinelli. Ne fecero tre stesure dal ’70 al ’73.
La trama
La trama vede come protagonista un matto affetto da istriomania, che cioè non riesce a resistere al desiderio di recitare delle parti. Per essersi spacciato per medico si trova nella questura di Milano. Per un caso fortuito scopre di poter interpretare il ruolo che ha sempre desiderato: quello del giudice.
Tra una serie di equivoci e l’altra viene fuori la verità circa la morte dell’anarchico. Vengono fuori anche tutti i tentativi della polizia per giustificarsi e insabbiare la cosa. È un’opera geniale e estremamente divertente. Ovviamente si ride ma si sente anche quel nodo allo stomaco che si contorce.
Il lavoro di Fo sulla scena è come sempre fenomenale e il finale racchiude l’essenza della società italiana:
Quindi concludo consigliando un romanzo, sempre sulla strage di piazza fontana, Nero ananas di Valerio Aiolli. Io l’ho letto da completa ignorante in materia e mi è piaciuto molto. Quindi anche se non conoscete molto questa parte di storia italiana potrete apprezzare.







