lunedì, Luglio 13, 2026
CinemaFilm che predicono il futuro: Quinto potere e Videodrome

Film che predicono il futuro: Quinto potere e Videodrome

Il film che ha forse predetto l’avvento dei social (con un piccolo aiutino)

Cosa c’è di più populista e banale che fare una critica a internet e ai social, proprio su internet e sui social? Farlo citando il profetico Videodrome di Cronenberg. Padre, perdonami perché ho peccato, madre perdonami por mi vida loca, ma è esattamente quello che sto per fare.

Per farlo però passerò anche da Quinto Potere di Sidney Lumet, un film che ha anticipato Videodrome di qualche anno, ma che in pochi ricordano.

Videodrome

Breve viaggio cinematografico nella critica ai mass media

Il mezzo è il messaggio

È il lontano 1964, che per me millennial è poco più di quarant’anni fa ma da cui in realtà sono passati più di sessant’anni, quando Marshall McLuhan pubblica il suo libro più celebre Gli strumenti del comunicare. In questo libro si affrontano per la prima volta diversi temi importanti legati alla diffusione dei mass media.

L’affermazione più citata, abusata e reinterpretata è sicuramente il mezzo è il messaggio, che vuole sottolineare quanto il mezzo utilizzato sia più importante del contenuto stesso di quello che si vuole comunicare. Per farla molto semplice e rimanere sul tema: un film visto sul cellulare avrà un impatto sullo spettatore diverso rispetto a un film visto al cinema. (ne abbiamo già parlato nella seconda puntata del podcast!)

Da questa tesi, ne deriva l’analisi del modo in cui ciascun medium influenza la società e come, alla fin fine, i media finiscano per diventare un’estensione dell’essere umano, fisica o mentale.

Quindi togliamoci subito il sassolino dalla scarpa: né Lumet né Cronenberg sono profeti. L’unico profeta qua è McLuhan, che con sessant’anni di anticipo aveva predetto come sarebbe stata la nostra società attuale.

Quinto Potere

Quinto Potere

Il titolo originale del film del 1976 è Network, ma si sa che a noi italiani piacciono i titoli fantasiosi che possano aiutare a vendere qualche biglietto in più, allora si cerca di evocare Orson Welles con il titolo Quinto potere. Tanto per farvi capire l’attualità di questo film, vorrei citare lo sceneggiatore Chayefsky: «È tutta una follia, la gente adesso è “istantanea” […] a causa della TV abbiamo sviluppato un intervallo di concentrazione di dieci minuti». 

Il film racconta la storia di un’emittente il cui programma di notizie sta colando a picco. L’anchorman una sera dichiara, delirando, di aver intenzione di suicidarsi in diretta. Gli ascolti hanno un improvviso rialzo e inizia una guerra interna al canale televisivo tra etica e interessi economici: da un lato c’è chi vuole licenziare l’anchorman ormai ingestibile; dall’altra chi invece vede dietro i suoi deliri la possibilità di importanti guadagni.

Vincano, come sempre, gli interessi economici e il giornalista riceve un ampio spazio nel notiziario che si trasforma in una sorta di varietà con veggenti e altri strani personaggi. 

Perché a noi la qualità c’ha rotto il cazzo. Viva la merda!

Gli ascolti decollano e la rete ormai è la più seguita dal pubblico. Però il successo, come viene detto esplicitamente nel film, è effimero e nel giro di una settimana le cose possono cambiare in maniera drastica. Ed è proprio quello che accade, quando il giornalista inizia ad abbandonare la rabbia per iniziare riflessioni più avvilenti: siamo vicini alla fine della democrazia, le persone sono diventate soltanto numeri senza alcun valore. Non c’è altra soluzione per risollevare le sorti del programma: far fuori l’anchorman. Letteralmente.

E così, con un’uccisione in diretta si chiude un film che aveva già capito tutto sulla pornografia del dolore, sull’importanza di dare al pubblico quello che vuole senza curarsi della qualità e sulla facilità con cui le persone si stancano di qualcosa. Ma lasciamo le riflessioni a più tardi.

Videodrome

Videodrome

Quello che viene considerato il capolavoro di Cronenberg, arriverà soltanto sette anni dopo, nel 1983. Dopo queste premesse, c’è poco altro da dire in merito ai contenuti di Videodrome, che attingono a piene mani dall’opera di McLuhan e di conseguenza somigliano molto al film di Lumet. Quello che però fa la differenza è lo stile e l’immaginario folle del regista: siamo di fronte probabilmente a uno dei più grandi esempi di body horror, in cui il confine tra oggetti e materia organica diventa molto labile. 

Di nuovo si parla di un’emittente televisiva, piccola in questo caso e che trasmette per lo più materiale pornografico o di dubbio gusto. Un amico del direttore della rete gli dice di aver captato una trasmissione pirata che trasmette immagini violente di torture e sesso, trasmissione che si chiama, per l’appunto Videodrome. Il direttore inizierà le sue ricerche, per finire in una spirale surreale dove la realtà e le allucinazioni si intrecciano. Scoprirà infatti che la visione delle registrazioni di Videodrome causano la crescita di un tumore al cervello che causa allucinazioni.

Gli oggetti cominciano ad animarsi. Le TV gemono e si contraggono (celebre è la scena delle labbra che escono fuori dalla TV per avvolgere il volto del protagonista). Al direttore si apre una vagina nello stomaco dentro al quale vengono inserite delle cassette di Videodrome e la sua mano si trasforma in una pistola dall’aspetto fallico. Le allucinazioni culminano sul finale dove vediamo il protagonista che si suicida sparandosi per due volte: la prima lo fa nella TV, che esplode poi in una poltiglia organica, la seconda volta lo farà davanti a noi, guardandoci direttamente attraverso lo schermo e ci si aspetta che pure il nostro schermo inizi a vomitare roba sanguinolenta.

La televisione corrompe le menti e pure il sesso adesso è una cosa che riguarda i media che sono diventati estensioni anche dei nostri genitali. Come sempre, la linearità narrativa non interessa troppo a Cronenberg che con il suo immaginario, e il supporto degli effetti speciali di Rick Baker, sviscera (in tutti i sensi) i temi analizzati da McLuhan.

Videodrome

Profezie o analisi critiche?

Leggendo alcuni estratti di McLuhan, ascoltando alcune battute di Quinto Potere o guardando alcune scene cruente di Videodrome non si può fare a meno di fare uno scontato parallelo con la nostra attualità. Se nel 1976 l’attenzione era di dieci minuti, adesso è molto diminuita se per catturare una persona sui social abbiamo solo pochi secondi. 

L’iperstimolazione, citata in entrambi i film, è all’ordine del giorno: se ti chiedo a quali post hai messo un like non oggi, ma nelle ultime due ore, te lo ricordi? Me li sapresti elencare tutti? Riceviamo molti più stimoli di quelli che siamo in grado di sostenere e la conseguenza è quello che oggi viene chiamato Brain Rot, il marciume cerebrale, ma Cronenberg chiamava tumore.

La sessualità è sempre più digitalizzata: le nuove generazioni fanno sempre meno sesso, ma il consumo di pornografia, il numero di profili di Onlyfans e di siti di incontri, non sembrano sentire una grande crisi. Anche se è una generalizzazione, i rapporti virtuali stanno via via sostituendo quelli fisici.

Il libro di McLuhan, Quinto Potere e Videodrome sono quindi dei testi profetici? No. Sono solo il frutto dell’osservazione attenta e critica dell’attualità. È probabile che, tra quarant’anni, qualcuno leggendo questo articolo o gli altri cinquemila sull’argomento, trovi queste parole profetiche magari applicandole all’avvento di un’Intelligenza Artificiale Generale, oppure agli impianti biologici di chip.

Siamo probabilmente banali e prevedibili e, per questa ragione, più facilmente manipolabili da chi con i media si arricchisce. Per questo trovo corretto chiudere con citando ancora McLuhan che ci mette in guardia dalle nuove tecnologie che esercitano su di noi una lusinga irresistibile. Dobbiamo sviluppare gli anticorpi intellettuali adatti per guardarle con distacco, solo così possiamo capire i principi che le regolano e, magari, pure noi possiamo provare a ipotizzare i cambiamenti sociali che genereranno.

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