lunedì, Luglio 13, 2026
CinemaQuesto musical è praticamente sconosciuto in Italia

Questo musical è praticamente sconosciuto in Italia

L'amica delle 5 ½ è un musical con Barbra Streisand poco conosciuto in Italia, ma con alcuni particolari che meritano di essere riscoperti

Il musical è quel genere in cui all’improvviso, quando le emozioni si fanno troppo intense, i protagonisti cominciano a cantare oppure a ballare il tip tap. E solitamente questi intermezzi musicali vengono introdotti da frasi riflessive che i protagonisti dicono tra sé e sé come “Ma cosa mi sta succedendo? Non avrei mai pensato di innamorarmi, e invece…”.

È comprensibile che quindi non tutti apprezzino il genere, ma io ho una lunga storia d’amore con i musical, soprattutto teatrali, e per questo oggi ho deciso di parlare di un film poco conosciuto che ho recuperato per un episodio del nostro podcast The Neon Picture Show: si tratta de L’amica delle 5 ½, un musical del 1970 con Barbra Streisand, diretto da Vincente Minnelli (padre di Liza e marito di Judy Garland).

L’amica delle 5 ½

La trama

Iniziamo dalla cosa meno interessante del film: la trama. Il film è tratto dall’omonima (On a Clear Day You Can See Forever, colpa delle traduzioni fantasiose italiane) commedia musicale andata in scena a Broadway pochi anni prima. La protagonista, interpretata da Barbra Streisand, è Daisy una tabagista che fuma cinque pacchetti di sigarette al giorno, ha il pollice verde (le altre dita gialle) e poteri di chiaroveggenza. Spinta dal suo fidanzato, Daisy inizia ad affrontare un percorso per smettere di fumare sotto la guida del dottor Chabot, specializzato in ipnotismo.

Durante le sedute di ipnosi regressiva, Daisy ricorda una vita passata in cui si chiamava Melinda e abitava a Brighton, in Inghilterra. Melinda era la figlia illegittima di una governante ed era cresciuta in un orfanotrofio. Qua aveva avuto modo di mettere mano sui registri di nascita e aveva cominciato a mandare lettere minatorie a tutti i ricchi padri biologici dei bambini dell’orfanotrofio, facendo così un sacco di soldi. Quando viene espulsa dall’orfanotrofio, si sposa con un nobiluomo che poi la abbandona. Viene poi processata per tradimento e spionaggio.

Tutta la storia di Melinda viene raccontata durante le sessioni di ipnosi regressiva, durante questi incontri, Daisy inizia a innamorarsi del dottore, mentre il dottore inizia a innamorarsi della sua precedente incarnazione Melinda. Per questa ragione, tutto finisce con un niente di fatto e Daisy, rivela in una delle ultime sedute che i due si sposeranno, in un’altra reincarnazione nel 2038.

Jack Nicholson in L'amica delle 5 ½

E all’improvviso… Jack Nicholson

A parte la trama un po’ complicata, c’è una cosa che davvero ancora non riesco a spiegarmi di questo film: Jack Nicholson. Era il 1970, l’attore ancora non si era davvero affermato, nonostante lavorasse da ormai una decina di anni. Di punto in bianco, compare nel film nel ruolo di Tad, il fratellastro di Daisy, ricco e hippie. Si intuisce che il loro rapporto sia un pochino più intimo di un rapporto fraterno e lui si difende sempre dicendo che non è incesto, perché non sono fratelli di sangue.

Insomma, alla fine, quando lei lascia il suo ragazzo e non combina niente con il dottore, si lascia intendere che forse sposerà il fratellastro. Ma in ogni caso, che Jack Nicholson fosse stato presente o meno, ai fini della storia non sarebbe cambiato assolutamente niente.

Le canzoni

Una parte piuttosto importante di un musical sono, senza dubbio, i numeri musicali; purtroppo però in questo film non c’è niente di memorabile. L’unico brano più interessante è forse quello che dà il titolo all’opera: On a Clear Day

In generale però, forse per colpa dello stile un po’ passato anni ‘60-’70 dei brani, non si finisce di guardare il film canticchiando qualcosa, ma non per questo se ne esce delusi. Ci sono molte cose positive che vale la pena vedere e citare. Inizierei da una scena molto divertente in cui Daisy è nel letto e cerca di convincersi ad addormentarsi. 

Questa scena mette in un colpo solo in evidenza i tre punti di forza del film.

I punti di forza: Barbra Streisand, i costumi, le scenografie

Il primo punto di forza è senza dubbio l’interpretazione di Barbra Streisand, sempre divertente con i giusti tempi comici, con una voce incredibile e dotata di questa bellezza non standard. Barbra Streisand è anche una delle poche artiste EGOT, che ha vinto cioè, un Emmy, un Grammy, un Oscar e un Tony (anche se quest’ultimo speciale e non competitivo) ed è l’artista che ha ottenuto i quattro premi in meno tempo: solo 7 anni.

Ho sempre paragonato Barbra Streisand a Mina, per le caratteristiche vocali, lo stile, la carriera televisiva e forse anche per il fatto di essere entrambe le più grandi icone gay del rispettivo paese. In realtà, dopo aver visto questo film, mi rendo conto che Barbra Streisand compete in un’altra categoria: eccelle anche nella recitazione, area dove Mina non brillava. Scusa Mina, farò penitenza per averlo detto.

Barbra Streisand in L'amica delle 5 ½

Il secondo punto di forza sono le scenografie, belle, eccentriche e un po’ teatrali come piacciono a me. Le più interessanti sono senza dubbio la stanza completamente floreale di Daisy, il tetto dove fa crescere le sue piante e la prigione in cui viene rinchiusa nell’orfanotrofio. Da citare anche le belle scene girate di fronte al Royal Pavilion di Brighton.

Ultimo, ma non veramente ultimo, punto di forza sono i costumi camp di Barbra Streisand, soprattutto quelli indossati da Melinda, ma anche quelli di Daisy non scherzano. Primo fra tutti il grande abito rosso del processo, poi l’abito con turbante bianco durante la cena in cui Melinda seduce il suo futuro sposo e infine i vari outfit anni ‘60 di Daisy, specialmente l’ultimo arancione e quello floreale identico alla carta da parati. 

Barbra Streisand in L'amica delle 5 ½

Alcune riflessioni finali sul musical

Il musical è un genere molto divisivo. C’è chi lo ama e chi invece non tollera queste persone che all’improvviso si mettono a cantare (anche in momenti seri e drammatici). Io sto affrontando una crisi di mezza età a questo proposito: mi sono sempre piaciuti i musical, li ho visti praticamente tutti, conosco intere opere a memoria. Eppure il vecchio burbero che è in me, si è un po’ stancato. 

Credo che il lento declino della mia passione sia nato dopo aver visto Wicked a Londra. Specificando che le opere teatrali non c’entrano niente con le riduzioni cinematografiche e che sarò sempre in prima fila se qualcuno mi inviterà a teatro a vedere un musical, dopo la visione mi sono reso conto come tutto fosse un po’ troppo patinato, un po’ troppo precisino; so che è anche questo il bello di uno spettacolo teatrale che funziona, ma tutta questa precisione mi ha dato un senso di freddezza. Anche gli interpreti sembrano avere poca libertà creativa in una produzione così importante.

Ecco, tutta questa precisione ho cominciato a vederla (forse anche di più, per colpa delle voci registrate) nei musical cinematografici e quindi hanno cominciato ad appassionarmi meno, non riesco più a empatizzare come una volta, insomma. E una volta iniziavo a piangere dopo cinque minuti dall’inizio di Rent e finivo dopo tre giorni.

Proprio per questo mi sento di suggerire, per chi come me è stanco dei musical tutti fiocchetti e paillettes, una serie di musical un po’ meno conosciuti e molto più sporchi:

  • Reefer Madness (2005), un musical parodia di una pellicola degli anni ‘30 che metteva in guardia i giovani dall’utilizzo di marjuana;
  • Repo! The Genetic Opera (2008), racconta un futuro distopico in cui le persone iniziano a rifarsi chirurgicamente anche all’interno, con trapianti di organi. Le persone possono fare finanziamenti per i trapianti, ma se non pagano, poi il Repo Man torna a prendersi gli organi;
  • Dancer in the Dark (2000) di Lars von Trier con Bjork, di questo non dico niente, solo di guardarlo se volete stare male;
  • The Threshold (2024), un musical ultra-indipendente di animazione che si ispira alla filosofia pessimista di Thomas Ligotti;
  • Orfeo 9 (1972), questa opera rock ispirata al mito di Orfeo e Euridice è stata scritta, musicata e diretta da Tito Schipa Jr.; nel cast di questo musical sperimentale c’è anche i giovanissimi Renato Zero e Loredana Bertè. Musicalmente spacca.
  • Un sogno lungo un giorno (1982) di Francis Ford Coppola, distrutto dalla critica all’uscita, ma si tratta di un’opera così strana e teatrale che vale la pena recuperare. 
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