domenica, Agosto 9, 2026
CinemaLa trilogia delle Tre Madri

La trilogia delle Tre Madri

Suspiria, Inferno e La terza madre: dalle stelle alle stalle

Nel lontano 1977 aveva inizio una delle saghe più importanti della cinematografia horror nostrana: la trilogia delle tre madri di Dario Argento. I tre film che la compongono sono Suspiria (1977), Inferno (1980) e La terza madre (2007). Ho la sensazione che tutti conoscano il primo capitolo, ma la gran parte delle persone ignori gli altri due. Forse i millennial ricordano di aver sentito parlare de La terza madre alla sua uscita, ma in quanti l’hanno visto?

Non deve sorprendere: se da un lato Suspiria può essere considerato un capolavoro (con tutti i suoi punti deboli), Inferno è assolutamente dimenticabile e La terza madre… Be’, La terza madre, come dire… Una cosa per volta: mettiamo su un po’ di musica dei Goblin e cerchiamo di ricostruire insieme la storia delle tre madri.

Trilogia delle tre madri: Suspiria

Suspiria, o Mater Suspiriorum

La trama

Ci troviamo a Friburgo e la giovane Susy Benner raggiunge la prestigiosa accademia di danza del paese. Già dalle prime inquadrature nella pioggia capiamo che qualcosa non va: nei boschi c’è una ragazza che fugge da qualcuno; pur riuscendo a rifugiarsi a casa di un’amica, la ragazza farà una brutta fine (e pure l’amica)

Inizia così col botto l’inizio dell’anno accademico per Susy, che subito percepisce una strana atmosfera nella scuola e comincia a indagare. Si susseguono sparizioni e omicidi, mentre la storia pian piano si dipana: la scuola di danza in realtà è una copertura per una congrega di streghe.

Con delle deduzioni piuttosto improbabili, Susy raggiunge il cuore dell’accademia e lì riesce a uccidere la matriarca: la strega greca Helena Markos che altro non è che la prima delle tre madri, la Mater Suspiriorum.

La storia delle tre madri

Per scrivere il film, Argento e Daria Nicolodi (sua moglie all’epoca), attinsero un po’ a esperienze familiari, un po’ alle atmosfere gotiche delle fiabe e un po’ a un testo intitolato Suspiria de Profundis di Thomas de Quincey: il testo si basa su alcuni sogni fatti dall’autore in seguito alla visita di una casa a Milano considerata infestata; in questo sogno si presentavano tre donne, le “Nostre Signore del Dolore”, contrapposte alla trinità. 

Queste signore si presentano e sono Mater Lacrimarum, Nostra Signora delle lacrime; Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei sospiri; Mater tenebrarum, Nostra Signora delle tenebre. Dario Argento riprende questa descrizione e la usa per costruire le sue tre madri: tre streghe sorelle che nell’XI secolo sulle coste del Mar Nero inventano un’arte magica oscura. Nel XIX secolo, le tre sorelle, che nel frattempo avevano girato il mondo spargendo morte, commissionano le loro tre case all’architetto Emilio Varelli: una casa a Friburgo, una a New York e l’ultima a Roma.

Trilogia delle tre madri: Suspiria

La forza visiva di Suspiria

Dalla critica dell’epoca, il film non fu accolto molto bene ma, come spesso è accaduto (soprattutto con film considerati di generi “minori” come l’horror) nel corso del tempo il giudizio è cambiato e, adesso, quasi tutti sono concordi che al film spetti lo status di cult. Le critiche principali mosse al film riguardavano l’incoerenza narrativa, che è un difetto impossibile da negare: soprattutto nell’ultima parte, le conclusioni sembrano frettolose e ogni tanto si storce il naso chiedendosi «scusa, ma perché?».

Il punto di forza di Suspiria, però, non è la trama, ma l’aspetto visivo. Si tratta a tutti gli effetti di un film espressionista: Gli interni dell’Accademia, realizzati tutti negli studi De Paolis di Roma, ti accecano con i loro colori sgargianti; le porte, già di per sé imponenti e austere, vennero realizzate mettendo le maniglie molto in alto, così che l’attrice sembrasse schiacciata dall’imponenza e la severità dell’edificio. Un po’ meno di impatto sono gli interni della casa della Mater Tenebrarum, a New York.

Inferno, o Mater Tenebrarum

La trama

In Inferno per la prima volta si fa riferimento al libro intitolato “le tre madri” scritto proprio dall’architetto Varelli. Rose, una delle protagoniste del film, compra da un antiquario (interpretato tra l’altro da Sacha Pitoëff, il marito in L’anno scorso a Marienbad) il libro e si rende conto di abitare nell’abitazione newyorkese di una delle madri. Cerca di avvisare il fratello Mark, che si trova a Roma, ma serve a poco: quando lui arriva a New York, Rose è già morta.

Com’è facile da immaginare, Mark non avrà vita facile a New York. Appena arrivato incontra tutti i bizzarri abitanti del palazzo: un vecchio invalido con la sua infermiera, un’inquietante cuoca, la contessa Elise e il suo maggiordomo (cameo interessantissimo di Leopoldo Mastelloni). Nel mentre, chiaramente, cercano di ucciderlo svariate volte non riuscendoci, ma uccidendo tutte le altre persone intorno a lui.

Mentre l’edificio va in fiamme, Mark scopre un’area segreta del palazzo, dove incontra di nuovo il vecchio invalido che si scopre essere lo stesso architetto Varelli. Al suo fianco c’è la fidata infermiera che in realtà è proprio la Mater Tenebrarum che, per qualche ragione, al termine del film si trasforma nella morte e poi finisce schiacciata sotto il crollo dell’edificio in fiamme.

Trilogia delle tre madri: Inferno

Perché Inferno non funziona come Suspiria?

È evidente anche dalla poca fama del film, che si tratti di un capitolo dimenticabile della trilogia. Se l’importante macchina scenografica sostiene i buchi nella trama di Suspiria, purtroppo non si ha un impatto visivo sufficiente in Inferno per giustificare una sceneggiatura zoppicante. E lo dico con grande dispiacere, perché ha collaborato agli effetti speciali nientepopodimeno che Mario Bava (e anche suo figlio Lamberto).

È ormai chiaro che Dario Argento voglia smetterla di pensare troppo alla sceneggiatura, per dedicarsi alle atmosfere e agli sgozzamenti. Di nuovo, la scena finale sembra buttata via, perché in qualche maniera questo film andava pur finito: a parte essere tutto molto confuso, il costume della morte, ad esempio, sembra acquistato dai cinesi nel periodo di Halloween. Forse è complice di questo risultato il fatto che Dario Argento si sia ammalato di epatite durante le riprese e non abbia potuto seguire troppo la produzione. O forse era semplicemente cominciata la parabola discendente della sua produzione.

Trilogia delle tre madri: Inferno

La terza madre, o Mater Lacrimarum

La trama (?)

Per senso di completezza vorrei provare a scrivere qualche riga di trama pure per l’ultimo film della trilogia delle tre madri, La terza madre, ma è davvero complicato. La storia si svolge stavolta a Roma, dove viene rinvenuta un’urna seppellita poco fuori da un cimitero. La strana urna viene spedita dal parroco preoccupato a un ricercatore esperto di culti esoterici. All’arrivo del pacco, il ricercatore non è presente al museo e le sue colleghe, tra cui anche Sarah, la protagonista, decidono di aprire l’urna: al suo interno ci sono delle statuine inquietanti e una tunica. Una ricercatrice fa una bruttissima fine, mentre Sarah riesce a fuggire grazie a una voce misteriosa che le apre le porte.

L’apertura dell’urna fa scoppiare il caos in città: la gente impazzisce e comincia a commettere i più atroci delitti per strada. Ma tutto questo, che comunque pare una cosa piuttosto rilevante, non influisce quasi per nulla sulla trama. Sarah raggiunge Michael, il ricercatore, e inizia qua il delirio: i due cominciano a fare visita a tutta una serie di amici per farsi aiutare, ma questi amici muoiono tutti; il problema è che queste persone sono davvero tante e tutto diventa molto prevedibile.

Nel frattempo la polizia, ignorando le streghe che stanno invadendo la città e i crimini che si commettono a ogni angolo, sospetta di Sarah per la morte della sua collega e di tutte le altre persone che stanno morendo intorno a lei come moscerini. Mentre scappa dalla polizia, la voce fa capire a Sarah che può pure diventare invisibile. Si scopre che questa voce è quella della madre che era una strega potentissima. Sarah ha ricevuto i suoi poteri ed è l’unica che può fermare la Mater Lacrimarum.

«You’re a wizard, Harry».

La madre di Sarah, nonostante sia già morta e sepolta e comunichi con Sarah dall’aldilà, muore un’altra volta (definitivamente, forse?) per salvare la ragazza da un’ultima aggressione di Michael diventato una sorta di zombie. Arriviamo finalmente a Palazzo Varelli, la casa della Mater Lacrimarum. La struttura è caratterizzata da due obelischi che si trovano sul tetto, elementi architettonici che si riveleranno piuttosto importanti per l’epilogo. Nel palazzo incontra il poliziotto che la pedinava, che finalmente capisce che lei non c’entra niente. Insieme scendono nella cripta e trovano una congrega di streghe riunite a venerare la terza madre, che indossa la tunica che era dentro l’urna. Sarah brucia la tunica e uno degli obelischi crolla, infilzando la Mater Lacrimarum. Sarah e il poliziotto scappano tra le macerie, escono da una voragine nel terreno e guardano un bruttissimo green screen dell’alba su Roma.

Sì, alla fine, se qualcuno avesse bruciato la tunica, ci saremmo risparmiati un’ora e mezzo di film.

Pessimo sì, ma memorabile

La terza madre: finale della Trilogia delle tre madri

Non credo ci sia molto altro da aggiungere, se non che Sarah è interpretata da Asia Argento che, come potete immaginare, non risolleva le sorti del film, anzi. Il fatto è che il film è così brutto che fa il giro e diventa memorabile: io lo vidi per la prima volta nel periodo della sua uscita intorno al 2007-2008 e, nonostante siano passati quasi vent’anni, ricordavo ancora bene le scene trash in cui Asia Argento diventa invisibile, oppure la scena finale con la madre un po’ troppo gratuitamente nuda.

Il problema è sempre lo stesso: se da un lato è chiaro che Argento non ne voglia più sapere di dare coerenza alle sue storie, dall’altro non cura più meticolosamente il resto della produzione per far sì che tutta la baracca si regga in piedi. Il film crolla già dopo le prime tre battute. È tutto così brutto, che viene da chiedersi, citando Luca Bizzarri, «ma non ce l’ha un amico?».

Non c’era qualcuno che durante la produzione gli dicesse «Dario, andiamo a casa che è tardi»?

Questo costante declino nella trilogia delle tre madri, ci ricorda alcune cose sul cinema:

  • Il cinema è un lavoro collaborativo: un grande regista non farà mai un grande film da solo (quasi sempre);
  • I soldi non fanno la qualità: Il budget de La terza madre non era molto lontano da quello di Suspiria
  • Invecchiando alcuni professionisti migliorano, i registi spesso peggiorano. Dario, non siamo amici, però te lo dico con il cuore in mano: andiamo a casa che è tardi.
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