lunedì, Luglio 13, 2026
CinemaHigh Spirits - Fantasmi da legare

High Spirits – Fantasmi da legare

Un cult di fine anni ‘80 da vedere per fare un tuffo nei ricordi nostalgici dei millennials

Non è la prima volta che inizio così, però molti dei miei ricordi cinematografici in merito ai film anni ‘80-’90 sono legati alle domeniche pomeriggio e alla programmazione Italia 1, quindi mi tocca ripetermi: quando penso a questo film, penso a quelle giornate oziose in cui dovevo finire i compiti o studiare con la TV che mi teneva compagnia. Sto parlando di una commedia un po’ fantasy e un po’ nera intitolata High Spirits – Fantasmi da legare (1988).

Sulla locandina del film è riportata questa logline che ne fa già capire l’altissimo valore culturale: 

«Lui è americano
Lei un fantasma.
Gli amori estivi
sono sempre un casino.»

High spirits

High spirits – Fantasmi da legare

Cast e crew: grandi nomi degli anni ‘80-’90

Una delle cose che ricordavo con maggior chiarezza del film, era il volto dell’attore protagonista, Steve Guttenberg, un volto che mi accende altri mille ricordi cinematografici d’infanzia: anche se il nome potrebbe non dirvi niente, lo avrete sicuramente visto nella serie di film Scuola di polizia (1984-1987), Tre scapoli e un bebè (1987), Matrimonio a quattro mani (1995) che sarebbe il film con le gemelle Olsen che fanno accoppiare i genitori. Insomma, è il volto di tantissime commedie per famiglie dimenticabilissime girate tra gli anni ‘80 e gli anni ‘90.

Dopodiché mi sono documentato sul regista Neil Jordan, il cui nome, in totale sincerità, non mi suggeriva niente. In realtà è il regista di In compagnia dei lupi (1984 – che ricordo soltanto perché c’era Angela Lansbury), di Intervista col vampiro (1994), di un film odiato dalla comunità trans Breakfast on Pluto (2005) e di Byzantium (2012), un altro film sui vampiri che ho visto di recente per caso e non mi è troppo dispiaciuto. Ha diretto anche la serie TV I Borgia (2011-2013). E con tutti questi film un po’ camp, incluso High Spirits di cui parleremo a breve, la domanda vi sarà sorta spontanea esattamente come a me: la risposta è no. Neil Jordan non solo non è gay, ma ha fatto pure una marea di figli con mogli e compagne diverse. Non che questo lo escluda a priori dall’avere un profilo su Grindr, ma fino a prova contraria dobbiamo accettare l’idea che esistano registi etero che dirigono film camp. 

Nel cast troviamo anche Liam Neeson che ci omaggia del suo fisico statuario e Peter O’Toole ossia Lawrence d’Arabia oltre che un bravissimo attore shakespeariano (l’unico infatti decente in tutto il film). Mentre è importante menzionare anche lo scenografo Anton Furst, che realizza delle scenografie un po’ espressioniste e un po’ timburtiane davvero degne di nota: non è un caso che due anni dopo, nel 1990, vinca un Oscar come migliori scenografie per il Batman di Tim Burton. A questo proposito c’è un aneddoto divertente: Furst rifiutò di lavorare alle scenografie di Beetlejuice proprio per lavorare a quelle di High Spirits, una scelta di cui si pentirà.

High Spirits

La trama

Come avrete già potuto intuire, non stiamo parlando proprio del film più bello mai girato, nonostante alcune note interessanti. Una delle principali ragioni che credo abbia influito sull’accoglienza negativa di pubblico e critica credo sia da ricercare proprio nella trama del film che inizia con promesse molto divertenti, ma finisce per fare un miscuglio terribile di storie e generi. Infatti sulla carta, questo film dovrebbe essere una commedia per famiglie, dalle tinte un po’ nere perché si parla di fantasmi ma potremmo paragonarla a La casa dei fantasmi. Sulla carta. Perché poi nel concreto, ci sono momenti forse un po’ troppo inquietanti per i bambini e, soprattutto, un po’ troppo erotici.

Il film racconta le sorti del castello Plunkett in Irlanda, un albergo in rovina gestito dall’erede della famiglia Plunkett. Schiacciato dai debiti e ormai vicino a farla finita, il proprietario escogita il piano pubblicitario di raccontare che il castello è infestato dai fantasmi. In attesa dell’arrivo dei primi clienti americani, l’intero staff prepara trucchi e spettacoli per impressionare gli ospiti. Chiaramente poi la performance effettiva è un disastro e gli americani vogliono andarsene; tra l’altro tra gli ospiti ci sarà anche la gelida (e frigida) figlia del notaio creditore della famiglia Plunkett.

Tra gli altri avventori ci sono: un parapsicologo, più interessato alle sue ricerche che alla moglie; un prete che verrà tentato da una ragazzotta disinibita (forse il fatto che abbia dipinto il personaggio del prete come etero, ci dà conferma dell’eterosessualità e dell’ingenuità del regista), la figlia del notaio e suo marito Jack, interpretato proprio da steve Guttenberg

Come possiamo immaginare, di notte poi i veri fantasmi del castello si fanno sentire e proprio Jack interrompe la pena che due amanti: Mary ogni notte viene uccisa da suo marito Martin (Liam Neeson) come accadde la prima notte di nozze duecento anni prima. Lui si innamora di lei, lui di lei, ma che sfiga, non si possono toccare.

Mentre l’infestazione continua con alcune scene piuttosto inquietanti come la mano insanguinata che esce fuori dalla testa di pesce appena come trofeo, oppure il branco di suore che emerge dal pavimento per spingere il prete giù dalla finestra, si sviluppano le love-story tra umani e fantasmi: da una parte Jack e Mary, dall’altra la frigida moglie di Jack che di fronte al pisellone di Liam Neeson ritrova la libido. 

Per il piacere di tutti, si scopre che nella notte di Halloween vivi e morti possono toccarsi e, puntualmente, la notte di halloween è proprio il giorno dopo. A questo punto, nonostante qualche spiegone letto da un libro intitolato proprio High spirits, non si capisce benissimo quali siano le regole e in breve: Jack e Mary si accoppiano e Mary diventa un cadavere parlante; la moglie di Jack se la tira e viene inseguita da Liam Neeson, però cade giù da una finestra e si sfracella, proprio mentre Jack ha accettato bacia il cadavere parlante. Per qualche ragione strana il cadavere scompare, c’è uno scambio di persone e Mary si incarna nel corpo sfracellato (ma stranamente intatto) della moglie di Jack, e quest’ultima diventa un fantasma e si fa bombare da Liam Neeson. 

E niente, vissero tutti felici e contenti nel castello Plunkett che si salva dai debiti perché ha i fantasmi per davvero, nonostante per una serie di fortuite circostanze al suo interno sia morta la figlia del suo creditore. Ma sono dettagli.

High Spirits

Qualche curiosità

Ho scoperto un bellissimo archivio della rivista Cinefantastique, e nei primi volumi del 1989 c’è un approfondimento sulla produzione di High Spirits. Il regista dice di essersi ispirato al film del 1932 The Old Dark House, che segue le impronte del precedente The Cat and the Canary, di cui vi ho parlato nell’articolo dedicato alle case infestate. Questi due film hanno lanciato il sottogenere definito, per l’appunto, “Old dark house” che abbraccia quelle commedie ambientate in castelli lugubri e gotici più o meno infestati. Ed è uno dei miei generi preferiti, proprio perché spesso sfrutta quei trucchi scenografici che sono sempre più rari nei film contemporanei. 

Sempre nell’articolo di Cinefantastique si parla di quanto fosse importante far quadrare i conti per quanto riguarda gli effetti speciali e di come sia stato coinvolto Derek Meddings, un pioniere nell’utilizzo di miniature per la realizzazione di alcuni effetti speciali in James Bond. Ci sono anche diversi effetti speciali un po’ vintage che oggi arricchiscono quella sensazione nostalgica, però cozzano, a mio parere, con la concretezza e la teatralità dell’intera produzione.

A quanto pare il regista Neil Jordan era considerato uno dei più influenti dell’epoca, anche a detta di Kubrick, però sembra che molte case di produzioni importanti avessero annusato nell’aria il flop, rifiutandosi di produrre il film. Col senno di poi, probabilmente ci avevano visto lungo, ma Jordan ha dichiarato che non sapeva cosa aspettarsi dal botteghino, perché lui fa «solo film che vorrebbe vedere al cinema». E questo è davvero lodevole, chissà se ha mantenuto la sua filosofia o se si è fatto corrompere dall’industria e, soprattutto, chissà se ci credeva davvero all’epoca o se si trattasse soltanto di un commento paraculo per mettere le mani avanti!

(Ps: alla fine dell’articolo di Cinefantastique c’è un trafiletto di anticipazione su Scrooged di cui ho parlato nell’episodio speciale di Natale del nostro podcast!)

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