Ho deciso di recuperarmi un film noto, ma che ancora non mi era mai capitato di vedere, cioè I ponti di Madison County.
Si tratta di un film romantico del 1995 diretto ed interpretato da Clint Eastwood con Meryl Streep, tratto dall’omonimo romanzo di Robert James Waller.
Vedere questo film (ma pure leggere il libro) da persona asessuale e aromantica prevede lo stesso livello di sospensione dell’incredulità di guardare un fantasy. “Guarda, in questo film ci sono i draghi” ok. “Guarda, in questo film due persone appena si vedono provano istantaneamente attrazione sessuale e si innamorano perdutamente nel giro di tre giorni” ok.
Perché sì, questo in breve è il riassunto della trama. Volendo fare un’ulteriore distinzione si potrebbe dire che la prima parte è “quando il gatto non c’è i topi ballano”; la seconda invece è un’incredibile presa a male. Perché questo è uno di quei film che rientrano nella categoria “avrebbe potuto avere un finale felice se solo qualcuno avesse preso in considerazione il poliamore, e invece dovete piangere”.
La trama
Fratello e sorella alla morte della madre scoprono che lei ha chiesto di essere cremata e che le sue ceneri siano disperse dal ponte Roseman, invece di essere seppellita accanto al padre. I figli trovano questa richiesta bizzarra, e spulciando tra le carte scoprono che la madre ha avuto una storia d’amore extraconiugale. Lei ha infatti lasciato tre diari in cui spiega cosa sia successo.
Molti anni prima, quando i figli erano ancora adolescenti, loro e il padre erano partiti per partecipare a una fiera fuori città per quattro giorni, e la madre, Francesca (originaria di Bari), era rimasta a casa a badare alla fattoria. Ad un certo punto passa per caso di lì un fotografo, Robert Kincaid, che è stato incaricato dal National Geographic di fare un servizio sui ponti coperti di Madison County. Sta appunto cercando uno di questi ponti, per cui decide di chiedere informazioni a Francesca. I due si vedono e si piacciono subito. Così lei decide di accompagnarlo.
Non sto a raccontare dettagliatamente cosa succede, perché suppongo che possiate immaginarvelo. Come dicevo i due si innamorano nel giro di due giorni, tre a voler stare larghi. Vivono quindi una brevissima, ma molto intensa storia d’amore (se non lo credete possibile, attenetevi al discorso sui draghi che facevamo prima). Alla fine del quarto giorno però, devono decidere cosa fare: scappare insieme oppure lasciarsi?
Il dilemma
Inizialmente sembra che Francesca sia decisa a partire, lasciando la sua insoddisfacente vita nell’Iowa. Ma poi si rende conto che non sarebbe la cosa giusta, sia per suo marito e i suoi figli, sia per loro due. Dice infatti che lì tutti sanno i cazzi di tutti, così se lei fuggisse con Robert, le malelingue colpirebbero la sua famiglia che non farebbe più vita. Dall’altro lato si rende conto che scappando con il fotografo quello che hanno costruito in quei pochi giorni svanirebbe per sempre, per trasformarsi in qualcosa di diverso e non altrettanto bello.
Questo discorso mi ha fatto venire in mente una canzone di Guccini, Scirocco, che racconta una storia molto simile a quella de I ponti di Madison County. Un uomo e la sua amante si lasciano, proprio per non ricadere nella solita routine con una persona diversa.
Lui restò come chi non sa proprio cosa fare / cercando ancora chissà quale soluzione, / ma è meglio poi un giorno solo da ricordare / che ricadere in una nuova realtà sempre identica…
Quindi Francesca decide di restare, e i due non si vedranno mai più, ma l’amore comunque li tiene uniti. Così quando lui muore, chiede che le sue ceneri siano disperse sul ponte Roseman, ecco spiegata la strana richiesta della madre.
L’accoglienza
Al di là della mia difficoltà nel comprendere come queste dinamiche possano davvero accadere nella realtà, questo è un bel film. L’ho trovato molto delicato e secondo me con un’attenzione particolare al female gaze. Sicuramente Clint Eastwood, o chiunque fosse a capo della produzione doveva avere bene in mente che il pubblico di riferimento di questa pellicola sarebbe stato femminile, e la cosa si vede molto bene.
È stato un successo al botteghino, la critica l’ha apprezzato, Meryl Streep ha ricevuto una candidatura agli Oscar. Secondo Wikipedia questa sarebbe una delle migliori prove registiche di Clint Eastwood, e mi trova d’accordo. È anche stato inserito nella lista dei 100 migliori film romantici della storia.
Vi faccio vedere una delle scene strazianti (ce ne sono diverse) di questo film:
I personaggi
Riguardo alla fotografia devo dire che nel film non ci si fa troppa attenzione. Clint Eastwood scatta un po’ a caso, si sente “clic clic”, e niente di più. Evidentemente il focus non è quello. Nel libro, pur essendo molto breve, c’è una attenzione maggiore, in particolare la descrizione di una giornata di lavoro di Robert. Il tipo di obiettivi che utilizza, l’esposizione, la ricerca della luce ecc. Anche nel libro non è la fotografia ad essere al centro, ma è comunque un aspetto importante del personaggio di Robert.
Per quello che riguarda Francesca invece, si capisce che è una donna insoddisfatta della sua vita, che da ragazza aveva altri sogni. Però, non sembra essere del tutto infelice. Alla fine si intuisce che ama suo marito e i suoi figli, anche se non nello stesso modo in cui ama Robert. Ma una cosa non esclude l’altra, ecco perché sostengo che il poliamore in questo caso si sarebbe potuto applicare felicemente, con tanto di coparenting. Ma niente, dobbiamo soffrire.
Il libro
Devo andare contro allo stereotipo del “è meglio il libro del film”, perché nel caso de I ponti di Madison County secondo me non è vero. L’attenzione al pubblico femminile del film manca nel libro, che quindi ha delle uscite infelici alle volte. Il personaggio di Robert è rappresentato come una sorta di super uomo, tanto che la parola più usata da Francesca per descriverlo è “potente”. In più lui si descrive come l’ultimo cowboy, dato che fa parte di una specie in via di estinzione, ormai sopraffatta dalla tecnologia. Anche meno cecio.
In particolare c’è un passaggio che mi sono segnata perché abbastanza terrificante:
Ma di donne carine ce n’erano ovunque andasse. Certe caratteristiche fisiche erano piacevoli, ma per lui a contare erano soprattutto l’intelligenza e la passione per la vita, la capacità di suscitare sottigliezze della mente e dello spirito, e di percepirle. Era questo il motivo per cui di solito trovava poco attraenti le donne giovani, per quanto belle fossero. Non avevano vissuto abbastanza a lungo né abbastanza intensamente per possedere le qualità che lo interessavano. Ma in Francesca Johnson c’era qualcosa che lo colpiva. C’era intelligenza, la intuiva. E c’era passione, anche se non riusciva a capire verso che cosa fosse diretta e neppure se avesse una direzione.
A parte questo però, in realtà film e libro sono pressoché identici, anche se io consiglio più il primo del secondo.







