Oggi vi parlo di un film cult della cultura queer. Qualche tempo fa vi ho parlato di Priscilla, oggi invece è il turno di un film un po’ più di nicchia, ma che sono sicuro avrete sentito nominare almeno una volta: Querelle de Brest.
Questo articolo è stato scritto per l’ultimo episodio del nostro podcast, per l’occasione mi sono letto il libro da cui è tratto il film. Ecco, peccato che la bellissima edizione che ho acquistato (più per la copertina che per altro) non è integrale e me ne sono reso conto solo dopo aver finito di leggere. E solo in quel momento mi sono spiegato il perché di così tanti punti oscuri nella trama. Bene, sto leggendo la versione integrale adesso. Aggiornerò via via l’articolo per chiarire i punti più confusi.
Querelle de Brest
Il Nuovo Cinema Tedesco
Querelle de Brest è l’ultimo film di Fassbinder, regista cardine del Nuovo Cinema Tedesco: avete in mente quella serie di film tedeschi a cavallo degli anni ‘60 e ‘70 in cui non succede nulla e di quel poco che succede non si capisce una mazza? Ecco, quello è il Nuovo Cinema Tedesco. Ora, scherzi a parte, questo movimento inizia con la firma di un manifesto da parte di 26 giovani registi, stanchi della situazione del cinema tedesco.
Il manifesto, inizialmente ignorato, dà poi il via invece ai finanziamenti pubblici per le nuove opere di questi registi. Nel 1968 una nuova legge nata per favorire l’ammodernamento delle sale cinematografiche, va a favorire in realtà soltanto i cinema posseduti dalle major statunitensi e quindi il cinema commerciale. I giovani registi non si arresero e crearono una rete di distribuzione indipendente e firmarono accordi con la televisione
I più famosi esponenti di questo movimento sono Rainer Werner Fassbinder, per l’appunto, Wim Wenders e Werner Herzog.

Il regista: Rainer Werner Fassbinder
Fassbinder, nato nel 1945, firma il suo primo film a 24 anni, dopo diversi anni passati a girare cortometraggi e facendo teatro con il gruppo avanguardistico dell’Action-Theater. Nell’anno di debutto del suo primo film (L’amore è più freddo della morte), realizza altri tre film, tra cui Perché il signor R. è colto da follia improvvisa? che racconta in maniera molto chiara la società della Germania Ovest nel pieno della crescita economica.
Questa è una caratteristica comunque del suo lavoro: ogni anno partoriva un sacco di film e di prodotti per la TV. L’apice del successo lo raggiungerà probabilmente solo dieci anni dopo con il telefilm Berlin Alexanderplatz e il film Lili Marleen.
Un film espressionista
Nel 1982 viene presentato a Venezia Querelle de Brest, destando molto scandalo. Il film è tratto dall’omonimo libro di Jean Genet, che un po’ come il nostro Aldo Busi, ogni tre pagine parla di muscoli e di peni. È grazie a lui e a questo libro se la figura del marinaio è diventata una sorta di mito omoerotico.
Il film, come il libro, non è dei più semplici e lineari (NdA: credo sia principalmente colpa dell’edizione che ho letto). Oltre, ovviamente, all’avvenenza di tutti gli attori coinvolti, la prima cosa che si nota nel film sono la scenografia e la fotografia espressioniste. Le luci sono innaturali e siamo quasi sempre immersi in un eterno tramonto, con un cielo arancio e rosso. In più in tutti gli elementi architettonici sono presenti riferimenti fallici più o meno espliciti. Direi molto più che meno, visto che ci sono delle colonne lungo tutto il porto a forma di cazzo con tanto di palle sotto.

La trama
Le vicende sono scandite da voci fuori campo che, anziché aiutare la narrazione, la complicano. Si tratta spesso delle parole ammirate ed eccitate del capitano di una nave segretamente innamorato di un suo marinaio: Querelle, bello e ambiguo con un passato poco chiaro di criminalità e omicidi.
La nave attracca a Brest, il cui squallido porto è teatro di incontri clandestini e attività illegali. Il centro nevralgico di Brest è il Feria, un bordello gestito da Nono. Querelle vi si reca un po’ per cercare il fratello e un po’ avviare alcuni traffici illeciti con il proprietario. Il suo rapporto con Robert, il fratello che nel frattempo è diventato l’amante della moglie di Nono, è complicato: un po’ si amano, un po’ si odiano e un po’ fanno a cazzotti fino a tirare fuori i coltelli e rischiare di ammazzarsi.
Querelle, comunque inizia il contrabbando d’oppio con la complicità di Nono. Coinvolge anche un marinaio suo collega, che però, al termine dell’operazione, preso da un istinto omicida, uccide. Si intuisce che non sia la prima che uccide per un raptus e, sia nel libro che nel film, c’è qualcosa di molto erotico nel dialogo che precede l’omicidio.
Insomma, diciamocelo, come nel caso di Jeffrey Dahmer, pure con Querelle io ci sarei cascato come un pero: sarei stato la vittima ideale.

La sfida a dadi di Nono e il finale
Siccome lo so che siete qui per le cose pruriginose, vi racconto anche che Nono sfida gli avventori del Feria a giocare a dadi: se vincono possono andare a letto con sua moglie, se perdono devono sottomettersi a lui. Anche Querelle decide di giocare, ma trucca la partita per perdere. È per lui una sorta di punizione per il delitto appena commesso. Ma c’è da dire anche che è dalla prima volta che entra al Feria che ha messo gli occhi addosso a Nono.
«Mica ci baceremo», pensò. E anche questo, pensò: «Gli porgo il culo, e stop».
Fortuna vuole che ci sia un’altra storia che scorre parallela a quella di Querelle ed è quella che riguarda il muratore Gil e le sue strane relazioni con il giovane Roger e con il collega Theo. Gil infatti ucciderà Theo per ragioni che oscillano di nuovo tra l’odio, l’amore e la tensione sessuale, poi scapperà a nascondersi in una prigione abbandonata. Qua, chiederà l’aiuto della malavita per tirarsi fuori dai guai. Il suo intermediario sarà proprio Querelle che, manco a dirlo, comincia ad avere uno strano rapporto pure con lui (e la cosa nel film è doppiamente ambigua perché Gil è interpretato dallo stesso attore che interpreta il fratello Robert).
Alla fine Querelle denuncerà Gil alle autorità, perché, diciamocelo, è un po’ testa di cazzo. Il finale, neanche a dirlo, è ambiguissimo: Robert si fa leggere le carte dalla sua amante, rivelando che in realtà Querelle non è veramente suo fratello.

Un cult da riscoprire
Per quanto complesso, difficile, mai troppo esplicito nello spiegare gli eventi, Querelle è un film che ti cattura. E non soltanto per la quantità di manzi e di cazzi. C’è un alone di seducente mistero che avvolge tutto e viene voglia di scavare più a fondo.
Come già detto, si tratta dell’ultimo film di Fassbinder che morirà a soli 37 anni per overdose. Il film venne quindi presentato al Festival del cinema di Venezia dopo la morte del regista, non vincendo (vincerà Wim Wenders).
Il presidente di giuria di quell’anno era però Marcel Carnè (regista di Amanti perduti) che dichiarò: «Voglio aggiungere alcune parole a titolo personale. Come Presidente della Giuria non sono riuscito a convincere i miei colleghi a premiare il film “Querelle” di Rainer Werner Fassbinder. Sono stato il solo a difenderlo. Tuttavia continuo a credere che l’ultima opera di Fassbinder, che lo si voglia o no, che la si deplori o no, avrà un giorno il suo posto nella storia del cinema».







