Ho deciso di recuperare un film che avevo in lista da quando è uscito. Anche io sono una di quelle persone che se sente parlare troppo di una cosa poi va a finire che non la guarda, quasi per ripicca. In questo caso si trattava di Ritratto di una giovane in fiamme, film sulle lesbiche tristi, francese, del 2019 diretto da Celine Sciamma.
Qualche info utile
Non la conoscevo, per cui sono andata a leggermi la biografia e ho scoperto che, oltre al fatto che è lesbica, ha collaborato nel 2017, alla sceneggiatura de La mia vita da zucchina, film di animazione in stop motion che è stato candidato agli Oscar.
Secondo la rivista Sight & sound del British film Institute, aggiornata al 2022, Ritratto di una giovane in fiamme sarebbe al 30° posto tra i film migliori mai realizzati nella storia del cinema. Si tratta del posizionamento più alto fra i film usciti negli anni 10 del 2000.
Indiewire lo posiziona al 43° posto (su 100) dei migliori film del decennio 2010-19, ed è considerato il migliore del 2019. Rotten Tomatoes poi lo posiziona al 5 posto tra i 25 migliori film degli ultimi 25 anni.
E quanti cazzi seppia. Cioè il film mi è piaciuto, e sono d’accordo col dire che è ben realizzato, però queste liste lasciano un po’ il tempo che trovano.
Trama e fun facts
La trama è la seguente: è il 1770, e Marianne, una giovane pittrice, viene incaricata da una nobildonna di fare di nascosto il ritratto alla figlia, che rifiuta il matrimonio. Tra le due ragazze nasce ben presto una forte passione.
Si trattasse di un film Disney mi lamenterei della velocità con cui sboccia l’amore tra le protagoniste, ma in questo caso si tratta di lesbiche, per cui è del tutto normale che dopo una settimana si amino alla follia. Lo so, stereotipi, però questo film non aiuta.
Un po’ di fun facts sul film: i ritratti presenti nella pellicola sono stati realizzati da Hélène Delmaire, che ha dipinto 16 ore al giorno durante le riprese per ispirarsi alle scene, e le mani che vediamo dipingere nel film sono le sue.
È stato candidato e ha vinto uno sbotto di premi, ma l’unico che mi sembra interessante citare è la Queer Palm di Cannes, premio assegnato a film con tematica LGBTQ+, che è stato fondato nel 2010. Celine Sciamma è stata la prima donna a vincerlo.
Caravaggio, Gentileschi e Vermeer
La cosa particolarmente interessante di Ritratto di una giovane in fiamme sono i rimandi pittorici che vengono ricreati all’interno della pellicola. Non ho trovato dichiarazioni o interviste riguardo a quali dipinti abbiano ispirato il film, per cui provo io a fare una lista di cose che mi sono venute in mente.

L’associazione più ovvia da fare sarebbe Caravaggio, soprattutto in termini di ambientazioni e luci, anche se poi non sono così marcate. Rimanendo sulla stessa epoca e sulla stessa ispirazione sarebbe quindi più giusto citare Artemisia Gentileschi, anche solo per il fatto che si tratta di una donna pittrice, ma soprattutto per il suo modo di rappresentare la female rage. Questo film è pieno di female rage, ha uno sguardo femminile, sul mondo femminile, indirizzato al pubblico femminile. Quindi si, cito Gentileschi più per le vibes che per un effettivo richiamo alla sua arte.

Perché secondo me, almeno gli interni, richiamano molto di più i dipinti di Vermeer. In particolare la cucina e il personaggio della domestica mi richiamano alla mente Lattaia. È un quadro in cui una donna, una domestica appunto, versa del latte in una ciotola. Ci sono pochissimi elementi, e il muro dietro la figura è spoglio per cui la fa risaltare. Ed è appunto la scelta registica che viene fatta in questo film in cui le attrici stagliano in ambienti che hanno al loro interno pochissimi elementi.

Neoclassicismo, Romantiscimo, Surrealismo
Poi, il film è ambientato nel 1770, quindi a livello di corrente artistica, siamo ancora nel neoclassicismo. Anche questo si rispecchia abbastanza nel film, dato che comunque c’è l’utilizzo di colori neutri e forme semplici. Le stesse riprese seguono lo sguardo della pittrice sul corpo della modella, soffermandosi sulle linee del volto, del collo, la posizione delle braccia e delle mani.

Il quadro che da il titolo al film, che rappresenta una donna che si staglia in un paesaggio illuminato dalla luna, con l’abito in fiamme, secondo me è molto più in linea con il romanticismo. Il classico esempio è Viandante sul mare di nebbia o Il monaco in riva al mare di Frieddrich.

Il fatto è che gli esterni del film si prestano un sacco a richiamare il famoso senso del sublime, la sensazione di paura ma allo stesso tempo fascinazione per la natura. I personaggi si ritrovano infatti su un’isola, per cui si ritrovano spesso a passeggiare lungo la scogliera o sulla spiaggia.
Arrivando a tempi più moderni, ad un certo punto ho pensato a Gli amanti di Magritte, perché quando le due ragazza escono durante una giornata ventosa si coprono il viso con una sciarpa. E anche il giorno del loro primo bacio lo indossano, quindi il richiamo era evidente.

Tra l’altro il bacio avviene in una grotta, e mi ha ricordato un quadro che ci ho messo un po’ a ritrovare. In realtà non c’è una vera e propria attinenza con la scena, però è un dipinto che ha ispirato il surrealismo, ha un titolo classicista, mentre come periodo rientra nel romanticismo. Quindi racchiude tutte le cose di cui ho parlato fino a ora.
Bocklin
Sto parlando di Ulisse e Calipso di Arnold Bocklin. Rappresenta una donna nuda seduta all’interno di una grotta, sopra a un telo rosso, con in mano uno strumento, probabilmente una lira, e sta guardando verso un uomo. Lui si trova più lontano, sulle rocce e ci volge le spalle. È una figura particolare perché molto scura e quasi si confonde con il profilo delle rocce. Si intuisce perché sia piaciuto ai surrealisti.

Orfeo e Euridice
Concludo parlando di uno degli ultimi quadri che vediamo in Ritratto di una giovane in fiamme che è dedicato a Orfeo e Euridice. Come dicevamo, siamo nel neoclassicismo, quindi i miti greco-romani andavano forte. Le protagonista ad un certo punto leggono questa storia dalle Metamorfosi di Ovidio, e si domandano per quale motivo Orfeo si volti.
Per chi non sapesse la storia, in breve: Orfeo scende negli inferi e chiede che gli venga restituita la moglie morta troppo giovane. Gli viene concesso di riportarla sulla terra con se a patto di non voltarsi a guardarla lungo il percorso. Quando sono quasi arrivati però non riesce più a resistere e si gira. Euridice scompare, morendo quindi una seconda volta. Il perché lui lo faccia non è chiaro, ogni poeta ha dato la sua interpretazione.
Questa storia viene ripresa e ricreata al momento dell’addio tra le due protagoniste. Marianne poi presenta a quello che sembra a tutti gli effetti un salon parigino un suo quadro con questo soggetto. Ora di quadri con Orfeo e Euridice ne esistono millemila, ma quello che mi sembra più simile e che potrebbe essere stato di ispirazione è quello di Chatarine Adelaide Sparkes, che si aggira intorno al 1810.

Ci sono probabilmente moltissimi altri riferimenti artistici che si possono trovare in questo film, quindi io ve lo lancio lì come gioco: guardatelo e poi fateci sapere cosa ci vedete voi.







