sabato, Maggio 9, 2026
RecensioniAcufene - il primo cortometraggio di Davide Cipolat

Acufene – il primo cortometraggio di Davide Cipolat

Durante l’ultima edizione Lucid Dream Festival, ho avuto il piacere di rivedere sul grande schermo Acufene, il primo cortometraggio di Davide Cipolat, un giovane regista milanese.

Davide si diploma in documentario e fotografia alla Scuola Civica Luchino Visconti di Milano ed esordisce alla regia in realtà nel 2014 con un documentario collettivo intitolato Photofinish – una stagione alle corse; ma è con Acufene che esordisce da solo alla regia di un’opera di fiction.

Ho usato il verbo rivedere, perché ho avuto modo di guardare questo cortometraggio più volte durante la fase di selezione. Tra le cose che mi hanno colpito di questa opera c’è sicuramente la prima e più immediata: l’utilizzo del formato 4:3 che sin dai primissimi fotogrammi rinchiude il protagonista (Giuseppe Magazzù) in un ambiente domestico opprimente e animato da strani rumori. Il personaggio principale, infatti è un musicista che sta campionando i suoni domestici per il suo nuovo brano. Questo ci porta al secondo punto di forza del cortometraggio: il sonoro impeccabile che supporta tutta la narrazione (nel film non ci sono dialoghi, soltanto suoni).

Tra i vari suoni, ce n’è uno in particolare che proviene dallo scarico del lavandino e causa al protagonista un improvviso acufene che gli causa inquietanti visioni provenienti dal suo passato.

Le atmosfere sono molto vicine all’horror e, più la storia avanza, più il film aderisce al genere con ciocche di capelli che ricordano subito gli horror giapponesi come Ju-on. Ma il film che subito mi è venuto in mente guardando Acufene è senza dubbio Berberian Sound Studio per l’utilizzo del sonoro e degli strumenti di registrazione per la costruzione di una storia inquietante.Davide, rispondendo a una domanda di Tommaso Vignoli, ha spiegato come il suo cortometraggio nasca dalla volontà di raccontare un’ossessione, e che l’acufene, questo fischio incessante e fastidioso, rappresentasse per lui il simbolo perfetto. Ed io (da orgoglioso possessore di un leggero ma federe acufene) non posso che confermarlo.

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