sabato, Maggio 9, 2026
RecensioniPlaying God: siamo tutti materia

Playing God: siamo tutti materia

Playing God di Matteo Burani è il vincitore della categoria corti Italiani di questa edizione del Lucid Dream Festival. In un laboratorio buio creature di creta prendono forma per poi perderla sotto il peso soffocante dell’esistenza. Un body horror in stop motion, sentirsi a casa tra i mostri che lo si voglia o meno. 

Il regista

Matteo Burani è un regista di contenuti di animazione nato a Bologna nel 1991. Autodidatta, inizia la sua esperienza nel campo della stop motion nel 2010 fondando Studio Croma, dove lavora come puppet maker e character designer per diversi progetti. Dopo aver esplorato vari linguaggi animati, debutta come regista nel 2017, dirigendo videoclip, spot pubblicitari e cortometraggi. Attualmente, per Studio Croma, è responsabile della supervisione del reparto puppets e si occupa della scrittura e della regia di tutti i progetti.

Il corto

“L’autore plasma un immaginario potente e disturbante, in cui i temi della creazione e della distruzione – dell’uomo? Della sua anima? Del corpo sociale? – assumono valenze ampie e metaforiche. Il contesto non definito e il finale aperto si prestano a molteplici e personali interpretazioni. Potente la concezione sonora.”

Questo è il giudizio della nostra giudice Elena Marcheschi, che insieme agli altri ha decretato Playing God come vincitore della sua categoria.

Un corto egregiamente realizzato, dove la materia umana e quella della creta si fondono, per dare vita a un racconto quasi biblico. Quali tra tutti quegli uomini non riusciti siamo noi? E quanti altri esseri difettosi, schiacciati dalla vita, esistono su questa terra? Il corto di Matteo Burani parla alle corde più profonde dell’esistenza umana, mostrandoci la nostra vera sostanza.

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