sabato, Maggio 9, 2026
RecensioniSins of Birth: l'AI nei video musicali

Sins of Birth: l’AI nei video musicali

Sins of Birth è un video musicale realizzato con Intelligenza Artificiale presentato a Lucid Dream Festival 2025. Come ho già avuto modo di spiegare in altre recensioni, la selezione per questa edizione del festival è stata piuttosto impegnativa: per la sola categoria dei cortometraggi realizzati con AI, abbiamo dovuto guardare più di cento film; la scelta finale è ricaduta su quei corti che in un certa misura si sono distinti dagli altri per l’utilizzo degli strumenti.

Cercherò quindi di spiegarvi perché Sins of Birth si sia distinto dalla massa.

Il punto forte di Sins of Birth: la musica

Il cortometraggio segue il viaggio di un bambino che cresce sullo sfondo straziante della guerra. Nonostante la breve storia raccontata del cortometraggio musicale sia ben costruita a livello visivo e molto evocativa, il punto forte di questa piccola perla è la musica: è impossibile non rimanere ipnotizzati sin dal primo ascolto.

Infatti Neer Human, l’autore si descrive come un artista audiovisivo che reimmagina la realtà attraverso la propria unica lente, sia in senso figurato che letterale. Campiona di tutto: frammenti di audio, spezzoni di canzoni, videoclip, trasformando questi elementi in nuove forme con l’utilizzo delle sue competenze di sound design e dell’Intelligenza Artificiale; non è un caso che il suo nome suoni come near human, quasi umano. 

Il rapporto del regista con l’AI

Abbiamo avuto modo di scambiare qualche parola con Neer Human, curiosi di questo rapporto simbiotico con l’AI. L’artista ci conferma di non essere stato un filmmaker prima della scoperta dell’intelligenza artificiale, «il mio background è sempre stato nella musica», ci dice. «Lavorando come produttore e ingegnere. L’AI mi ha permesso di unire la mia esperienza musicale con le mie idee visive (sia la musica che gli aspetti visivi di “Sins Of Birth” sono stati creati da me). Da allora, ho imparato ad usare strumenti classici come After Effects, Premiere Pro e DaVinci Resolve, poiché gran parte del processo creativo richiede ancora una forma di pre- e post-produzione utilizzando strumenti tradizionali».

Senza addentrarci troppo nei risvolti etici, gli abbiamo chiesto se secondo lui l’intelligenza artificiale sia quindi uno strumento utile per amplificare la creatività umana o se, in qualche modo, possa contribuire impigrirci ancora di più. Ci ha risposto senza troppi giri di parole: «credo che molti stili artistici, generi e movimenti siano stati influenzati dai progressi tecnologici o da nuovi modi di utilizzare strumenti familiari. L’AI è uno strumento incredibilmente potente che ci consente di dare vita a idee che prima erano inimmaginabili o estremamente difficili e costose da realizzare».

L’AI come strumento

Se da un lato Sins of Birth è la dimostrazione che, se usata bene, l’AI sia un ottimo strumento nella mani di un artista, dall’altro ho sempre un po’ di difficoltà nel parlare di questa tecnologia: riconosco l’incredibile utilità di questi strumenti, ma non riesco a percepire come amplificatori di creatività.

Sarà che vengo dalla già citata maratona di centinaia di cortometraggi realizzati con Intelligenza Artificiale; sarà che ho trentacinque anni e ho cominciato a guardare con sospetto tutte le novità che vengono venerate. Però sono convinto che l’eccessiva democratizzazione dell’arte audiovisiva possa finire con generare più rifiuti che interessanti esperimenti come Sins of Birth.

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